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La parola gnosis
in greco significa “conoscenza” e in genere viene utilizzata per
designare due distinte modalità di pensiero. Da un lato, infatti, si
indica col termine gnosi tutto ciò che ha attinenza con l’universo della
“conoscenza segreta” e delle dottrine sapienziali, mentre dall’altro col
termine gnosticismo si designa una specifica corrente religiosa della
tarda antichità le cui vicende storiche sono a volte strettamente legate
al Cristianesimo nascente. Lo gnosticismo dei primi secoli è un grande
fenomeno religioso nel cui alveo sono confluite le più svariate
fascinazioni misteriche provenienti dal mondo ellenistico e
vicino-orientale. Un tempo conosciuto solo nelle fonti degli avversari,
cioè nei Padri della Chiesa che lo combatterono aspramente, anni
addietro ha avuto una nuova riscoperta grazie al ritrovamento, nelle
sabbie del deserto egiziano presso Nag-Hammadi (l’antica Chenoboskion),
di un’importante biblioteca in lingua copta.
Si tratta dei
cosiddetti manoscritti di Nag-Hammadi, una cospicua serie di trattati
gnostici che per la prima volta rivelavano nelle fonti originali i testi
di quest’antico credo misterico. Gli avversari chiamano i seguaci di
quest’arcaico esoterismo con una sfilza di nomi differenti: Valentiniani,
Basilidiani, Ofiti, Sethiani, Perati etc. etc., identificandoli con il
nome del fondatore o con l’oggetto della loro devozione; nel caso degli
Ofiti per esempio è il Serpente, in greco ophis, venerato in questa
cerchia in quanto apportatore di salvezza e conoscenza.

Già, perché tratto
fondamentale dello gnosticismo è la reinterpretazione in chiave
esoterica e “rovesciata” di tutta la storia biblica: così il malvagio
Serpente edenico diventa il veicolo della conoscenza salvifica, mentre
il Dio dell’Antico Testamento si trasforma in un diabolico Demiurgo,
omicida e ignorante. Il principio su cui si basano gli Gnostici per
arrivare a una simile, estrema conclusione è che se il Dio da cui deriva
l’Anima dell’uomo è un Dio buono e luminoso, non può certamente avere a
che fare con un mondo colmo di orrori e di angosce. Il nostro universo è
l’universo della scissione in cui nulla è “reale”, tutto è creato
affinché l’uomo soffra in balìa di potenze a lui oscure. Il cosmo è
quindi creato secondo gli Gnostici da un Creatore inferiore, un Demiurgo
maldestro e ignorante. Gli Gnostici, in trattati esoterici quali l’Apokryphon
Johannis, ovvero il “Libro segreto di Giovanni” (nel Medioevo conosciuto
dai Catari come Liber secretus), descrivono le nefande imprese
demiurgiche di questo Creatore inferiore da loro chiamato Yaldabaoth,
cioè “Padre del Chaos”. Padre del Chaos poiché generatore della
struttura cosmica: Yaldabaoth crea i suoi Archonti, Angeli malvagi
facitori del cosmo.
L’Uomo primigenio
In
tutte le tradizioni gnostiche gli Archonti principali corrispondono ai
sette pianeti dell’astrologia tolemaica, mentre una serie demonizzata di
Decani inferiori sovrintende alle particolarità dell’universo, in questo
modo l’uomo è creato da una serie di Archonti inferiori che segnano e
sovrintendono a ogni sua parte corporea. Quest’impresa, che
nell’astrologia medievale prenderà il nome di melotesia, è però
fallimentare: l’Adamo creato dagli Archonti è una carcassa inerte,
incapace di reggersi in piedi. Le potenze della Tenebra, ignare della
loro limitatezza, hanno plasmato un involucro inutile: solo l’intervento
del Dio trascendente e luminoso porterà alla vivificazione del corpo di
Adamo. Altre tradizioni gnostiche provenienti dai Naasseni, cioè Nahasim
equivalente ebraico di Ofiti, “Adoratori di Serpenti”, narrano di un
Archanthropos, cioè di un uomo primigenio e perfetto, un essere luminoso
il cui corpo viene frazionato e rinchiuso nei corpi carnali dei
discendenti di Adamo.
Si tratta
probabilmente di una interpretazione esoterica del testo della Genesi,
nei passi dove si parla dell’esistenza di due Adami, un Adamo terreno
plasmato dalla terra ed un Adamo celeste foggiato a immagine di Dio.
Significativo è l’uso nella sequenza di Genesi 1, 27 del termine ebraico
selem per “immagine”, una parola che avrà un uso magico importantissimo
nelle cerchie cabalistiche della mistica ebraica medievale. Altro
particolare importante è l’androginia di questa immagine divina: in
questa versione dell’antropogonia Adamo è descritto in fattezze
androgine, quale unione degli opposti. Anche il Dio gnostico descritto
nell’Apokryphon Johannis è Metropator, ovverosia “Madre-Padre”: la
scaturigine del tutto è nella esperienza gnostica qualcosa di assoluto e
di totalizzante, è l’esperienza dell’Uno da cui proviene il Tutto.
Dio-Padre e Madre

Il dilemma
gnostico risiede, infatti, nella spiegazione del Dio unico, ineffabile e
sconosciuto, rintracciato a partire da una creazione negativa e
malvagia. I seguaci di Valentino danno a questo dilemma una risposta
orientata secondo i canoni della mitologia più sfrenata. Esiste
all’inizio un mondo perfetto, un pleroma, in cui dimorano in perfetta
quiete una serie di entità luminose dette Eoni, in greco Aion. Questi
eoni sono appaiati in coppie maschili- femminili; l’ultimo di essi, il
cui nome è Sophia, “Sapienza”, è colta da una passione irrefrenabile:
conoscere il Padre del Tutto, il Primo Eone, il Dio sconosciuto. Ciò
turba in modo sostanziale l’equilibrio del pleroma e provoca
l’estromissione di Sophia. Scagliata nel vuoto, il kenoma gnostico,
Sophia si dibatte in una angoscia senza fine; dalla sua paura e dalle
sue lacrime nasce la hyle, la “materia”, il nostro mondo. I Valentiniani
spiegano così l’origine del cosmo e del Demiurgo omicida: la Madre
celeste Sophia è così la inconsapevole generatrice di un universo in
cui gli uomini “spirituali” sono incarcerati.
Sì, perché il mito
gnostico spiegherebbe anche la diversa gerarchia esistente fra gli
uomini, una gerarchia esoterica s’intende. Tre, infatti, sarebbero le
specie di uomini, come tre sono le modalità di esistenza in cui si è
depotenziata la creazione partendo dalla Luce del pleroma, passando
attraverso l’angoscia psichica di Sophia, sino a giungere alla
manifestazione del mondo materiale. Si parla quindi di pneumatikoi, cioè
di uomini “spirituali” in cui alberga lo pneuma (spirito) divino, di
psychikoi, uomini indecisi e intermedi in cui l’anima, la psyche è
doppiamente inclinata verso il Bene e verso il Male, e infine di hylikoi
o sarkikoi, uomini “corporei” o “carnali” dediti unicamente a seguire il
mondo nei suoi molteplici inganni. Da un punto di vista rituale questa
triplice ripartizione dava luogo nelle conventicole gnostiche ad una
duplice ed opposta risposta: vi erano infatti gnostici che per
risvegliare l’elemento divino presente nell’uomo sopprimevano totalmente
l’involucro carnale, dandosi ad una ascesi assoluta; altri invece
esaltavano l’elemento corporeo e sessuale, predicando l’assoluta
incontinenza.
E’
quest’ultimo l’aspetto più sconcertante e oscuro dell’esoterismo
gnostico. Consacrandosi al Demiurgo “Padre del Desiderio”, gli Gnostici
contribuivano a distruggerne la creazione: «tramite il piacere si
combatte il piacere» sostengono i Carpocraziani, mentre una frase
trascritta da un testo eresiologico fa dire a una iniziata: «abbi
rapporto sessuale con me e ti condurrò dall’Archonte». È probabile che
dietro a tutta questa rituaria si nascondesse una tecnica di magia
sexualis implicante una ascesa e un attraversamento delle sfere
archontiche, così come adombrato ad esempio nel Diagramma degli Ofiti,
un testo riportato dal pagano Celso nella polemica contro Origene. Il
Diagramma degli Ofiti è un cosmogramma in cui sono effigiati i cieli
archontici che l’iniziato gnostico deve attraversare per giungere alla
dimora paradisiaca. L’interpretazione del Diagramma è resa difficile
dalla presenza di ulteriori “barriere cosmiche”, quali un gigantesco
serpente, l’Uroboros, che delimita la sfera del nostro mondo e
dall’idea, al culmine dell’ascesa celeste, di un doppio paradiso, una
duplice dimora paradisiaca, celeste e terrestre.
L’Uroboros e la
presenza dei colori planetari implicano inoltre la conoscenza e la
pratica presso questi Gnostici di specifici rituali sincronizzati con il
ciclo zodiacale. La pratica rituale gnostica è, infatti, una pratica di
perfezionamento esistenziale che utilizza ogni risorsa materiale al fine
di trascendere la materialità stessa. In India per esempio troviamo
qualcosa di simile nelle dottrine e nelle pratiche dello yoga tantrico:
l’energia che mantiene in vita l’universo viene utilizzata dallo yogin
per liberarsi dal cosmo stesso. È il paradosso della Sophia, la Madre
celeste gnostica: come la Kali hindu anch’essa è latrice di vita e di
morte. Il sesso fonda una rituaria dalla lunga posterità: si pensi, in
Occidente, alla sequela di sette e conventicole che dall’impulso
orgiastico hanno tratto vita, tra le più famose è sicuramente da
annoverare il “Libero Spirito”, le cui pratiche paiono effigiate nei
capolavori di Hieronymus Bosch (cfr. W. Fraenger, Hieronymus Bosch: Il
Regno Millenario [Carte d’Artisti – 71], a cura di G. Collu, Abscondita,
Milano 2006): un’ascesi intrisa di eros parallela, se non coincidente,
alle esperienze di annientamento e di cancellazione di Dio formulate dal
credo di un Meister Eckart o di un Taulero.
In un universo
culturale segnato dalla latenza della letteratura erotica, poiché quella
antica era stata cancellata dal cristianesimo e quella futura sarebbe
fiorita di lì a qualche secolo, si può affermare che questi esecranda
ecclesiatici ne costituiscano un valido succedaneo. Un fervore e un
kerygma privilegio di pochi eletti.

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