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“Il punto di fuga
è quello da cui partono infinite linee: basta seguirle, per scoprire
altrettante realtà, dimensioni, mondi. Non è solo un modo per fuggire,
ma anche per capire quanto siano risibili le cose che ci sembrano
assolute, se appena le guardiamo da lontano. E tornare, serve a
riguardarle da vicino con occhi diversi.”
La bellissima descrizione tratta dal libro “Punti di Fuga”
di Pino Cacucci ci induce a meditare su una delle più affascinanti ed
inquietanti teorie del secolo, circa l’ipotesi della coesistenza di
infinite realtà parallele, anche quali differenti punti di osservazione
rispetto a tutto ciò a cui siamo abituati.
La Meccanica Quantistica,
una disciplina che nella maggior parte degli ambienti accademici è
guardata con diffidenza, per la prima volta postula teorie che esulano
dai piani fisici e dalla realtà fin’ora conosciuta, trasformando in
profeti molti autori di noti serial di fantascienza come “Star Trek”.
Universi paralleli, velocità di curvatura, universo a stringhe sono solo
alcune delle applicazioni della ricerca scaturita dalla Quantistica,
argomento che in questo aggiornamento approfondiamo del nostro “The
Secret Folder”.
Non è mia abitudine fantasticare ma i lettori spero
vorranno scusarmi se questa volta vorrò spingermi fuori dagli schemi,
immaginando delle domande introspettive per un possibile futuro nel
quale siano state dimostrate le moltitudini di piani dell’esistenza.
Un Mario Rossi che conduca molteplici esperienze di vita
nello stesso momento!
Come reagirebbe il mondo scientifico, vedendosi crollare il
90% delle convinzioni acquisite fino ad oggi? In che modo le religioni
spiegherebbero altre differenti evoluzioni dei propri culti?
E l’uomo comune, sarebbe terrorizzato o affascinato da
questa prospettiva?
Uno sfortunato mendicate potrebbe avere la consolazione di
un proprio alter-ego ricco e fortunato?
Domande infinite per altrettanto infinite possibilità ma
con un comune concetto denominatore: una scoperta del genere cambierebbe
il nostro modo di pensare facendoci vedere il mondo attorno a noi con
occhi differenti. Sarebbe come aprire la porta di una stanza che
credevamo il nostro universo, creando un’apertura sull’infinito. Le basi
per un salto evolutivo delle nostre menti sembrerebbe quindi scontato…
Di contro, si farebbe strada il concetto espresso dal film
“Matrix”, dove ognuna di queste bolle di realtà sarebbero proiezioni
oniriche (tralasciamo se programmate o meno da qualcuno) e quindi pure
illusioni. Che senso avrebbe quindi vivere le pagine di un libro già
scritto?
E’ proprio in questo punto che entrerebbe in gioco
l’aspetto più spiccatamente filosofico.
Antiche culture ci parlano di destino, libero arbitrio,
potere creativo, tre elementi in assoluto contrasto concettuale ma
apparentemente riferiti a differenti aspetti di una realtà comunque,
plasmabile. Nel caso del destino, l’esser umano non avrebbe accesso ai
“codici sorgente”, gestiti da entità superiori, ma negli altri due
concetti, l’uomo si identificherebbe con il potere divino della
creazione, seppur limitata al proprio divenire.
In sincerità, preferisco fantasticare su quest’ultimo
aspetto, dove l’uomo sia in grado di cambiare la propria linea di
realtà, semplicemente con la “fede”, intesa come sinonimo rafforzato di
“fiducia” in se stessi e nei propri obiettivi. Il “Libero Arbitrio,
altro non sarebbe che un limitatore, affinché le nostre scelte non
influiscano più di tanto sulla libertà creativa dei nostri simili.
Difficile non sfociare in una facile “new age” ma quanta speranza
potrebbe donare la convinzione di poter cambiare gli eventi della nostra
vita…?
Una volta sentii un’intervista ad un guru Kagyu che, pur
non conoscendo la quantistica, espresse di una visone assolutamente
romantica della realtà. Egli sosteneva che quando nella vita incontriamo
persone in perfetta sintonia con il nostro essere, siano essi
conoscenti, amici, o perfetti sconosciuti, in realtà essi sono già
legati a noi in altri piani dell’esistenza. Anche quando un uomo ed una
donna –continuava- percepiscono emotivamente un sentimento
potenzialmente travolgente di attrazione sentimentale e passionale,
senza riuscire mai a palesarlo e concretizzarlo per gli eventi della
vita, in uno dei piani dell’esistenza essi sono uniti, magari anche
sposati.
Il guru intendeva rispondere con parole sue a quella
misteriosa sensazione che tutti noi almeno una volta abbiamo provato,
quell’istinto che talvolta ci ha portato a pensare o a dire “…mi sembra
di conoscerti da sempre…”. Inoltre egli faceva intendere una
correlazione tra questi piani, quasi che la nostra parte spirituale
fosse comunque esterna a queste linee spazio-temporali. Non vi sembra
espresso così anche il concetto di dimensione comune dell’essere, quale
sottile legame che ci lega tutti senza barriere di spazio e tempo?
Saggi, filosofi, sciamani ma anche intere antiche popolazioni sembrano
quindi conoscere o aver conosciuto questa possibilità di coesistenti
infiniti, seppure tradotte con la visione delle proprie culture e delle
epoche vissute.
Cristo nel Vangelo, sostiene di “essere in mezzo a noi”…
Alcuni culti orientali delegano al Karma un passaggio di stadi evolutivi
contemporanei alle realtà che viviamo. Addirittura qualche teologo
sostenne che il Purgatorio non fosse altro che il rivivere la propria
esistenza sul fronte opposto (ricco/povero, carnefice/vittima) proprio
qui, in mezzo a noi.
E se quindi la morte del bruco rappresentasse veramente la
rinascita della farfalla semplicemente su un piano più evoluto…?
Riprenderemmo i nostri corpi (in forma fisica), e potremmo rivedere i
nostri defunti -proprio come sostengono molti culti religiosi- forse
solamente perché trasferiti ad un’altra linea d’esistenza dove la nostra
esperienza di vita ripartirebbe da zero, con gli stessi protagonisti, ma
con la possibilità di un finale diverso.
Come sostiene l’autore del pensiero all’inizio di questa
riflessione, ogni mistero legato al rapporto spazio/tempo sembra essere
ancora una volta legato al punto di vista, o meglio, di osservazione.
Oltre al significato empirico di questa considerazione, potremmo
aggiungere la necessità di una maggiore apertura mentale verso l’ignoto,
anche razionalizzandolo, che ci permetta di avvicinarci ad una più
intensa comprensione dell’Universo (…o degli Universi…) e, soprattutto
la cognizione di quei limiti che forse non dovremmo mai varcare.
Da parte mia e da tutti i
membri dello
staff,
un sincero Augurio di
Buone Feste e per un Nuovo Anno che, nella speranza di aver male
interpretato i Maya, rappresenti un cambiamento in positivo...
...della
realtà che viviamo.
Jerry G. Assumma (Angel Heart)
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