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Un’estate
che fa i capricci e una preoccupante crisi a livello mondiale rischiano
di rovinare le ferie un po’ a tutti, ma qualche giorno di meritato
riposo non fa certo male. Augurandovi buone vacanze però vi lasciamo con
una riflessione: l’Uomo ha raggiunto davvero il suo massimo livello di
intelligenza? Insomma possiamo essere più intelligenti di così? Ognuno
può trarre le giuste conclusioni, ma per fugare ogni dubbio è la Scienza
a intervenire sentenziando che l’evoluzione del cervello umano è al
limite, e di episodi di scarso utilizzo della materia grigia ne possiamo
vedere ogni giorno, mondo politico docet, ma è un’altra storia,
torniamo alla Scienza.
Il cervello umano avrebbe raggiunto il suo
massimo picco di sviluppo, almeno secondo gli studi di Simon Laughlin,
professore di Neurobiologia all'università di Cambridge, il quale ha
svelato i risultati dei suoi studi nel libro
Work Meets Life.
Exploring the Integrative Study of Work in Living Systems, scritto
insieme ai suoi colleghi
Robert Levin,
Christina De La
Rocha e
Alan Blackwell.
Secondo la ricerca di Laughlin in milioni di anni di evoluzione umana il
cervello avrebbe ormai raggiunto il massimo livello possibile, se si
sviluppasse di più, infatti, le altre funzioni vitali potrebbero essere
seriamente compromesse, in quanto il cervello, per essendo il 2 % del
corpo, consuma circa il 20 % dell’energia a dispozione.
Il problema però non è solo evolutivo
ma riguarda anche lo spazio nel cranio che non consentirebbe
un’ulteriore e significativa crescita della materia grigia senza
tralasciare che il numero di connessioni tra le cellule – determinante
per l’intelligenza umana – non potrebbe più aumentare in modo
significativo a causa della quantità di energia necessaria per farle
lavorare. Come avevamo fatto notare nello scorso editoriale lanciando il
progetto “Cervello Wifi”, il cervello umano è formato da 100 miliardi di
neuroni che comunicano tra loro grazie a centro trilioni di connessioni.
Ed è la complessità di tali connessioni a strabiliare. La comunicazione
tra neuroni avviene sia su media distanza, assoni, sia su breve
distanza, sinapsi; per avere un’idea della straordinaria “creatività” di
Madre Natura basti pensare che i cosiddetti “assoni”, possono misurare
complessivamente quattro chilometri di lunghezza ogni millimetro cubo
della nostra materia cerebrale.
Ma qual è il vero problema? «Abbiamo
dimostrato – ha dichiarato Laughlin al Sunday Times – che il cervello
deve consumare, per funzionare, tanta energia quanto il cuore, e che i
requisiti sono abbastanza alti da limitarne la performance, ne serve
molta, perché il cervello deve trovare nuovi collegamenti fra
informazioni che vengono da fonti anche completamente diverse». Come
sottolinea il suo collega Ed Bullmore in un’intervista rilasciata al Sun
«L'intelligenza ha un prezzo. Diventare più intelligenti significa
sviluppare connessioni tra le diverse aree del cervello, ma questo si
scontra con i limiti dell'energia disponibile, oltre che con lo spazio
necessario per le connessioni».
I neuroscienziati da tempo sanno che il
cervello è diviso in circa dieci “moduli”, ciascuno responsabile di
diverse funzioni come il movimento o la visione. Questi moduli sono
connessi da fasci di fibre nervose, molti studi infatti hanno scoperto
che l’intelligenza è strettamente legata all’efficienza di queste
connessioni. Bullmore nella sua ricerca ha dunque misurato l’efficienza
con cui diverse parti del cervello comunicano tra loro scoprendo che più
una persona è intelligente, più velocemente viaggiano gli impulsi:
«L'alta integrazione delle reti cerebrali – sottolonea Bullmore – sembra
associata con un alto quoziente di intelligenza, ma il vero problema è
che questa “alta velocità” è come una macchina che ha bisogno grandi
quantità di energia.
Il rischio serio però non è quello di
fermare la nostra evoluzione ma di regredire. Esatto regredire, se
infatti si verificasse una condizione di grave crisi alimentare, per
esempio, e le riserve mondiali di cibo, e quindi di energia cerebrale,
dimunuissero avremo a disposizione meno energia dunque il nostro
cervello lavorerebbe di meno in quanto l’energia disponibile andrebbe
impiegata per funzioni più utili come la forza fisica, ad esempio. Si
verificherebbe pertanto una vera regressione evolutiva con conseguente
diminuzione dell’intelligenza.
Diventeremo tutti Neanderthal? Il
professor Laughlin mette in evidenza come «Il fatto che il cervello
umano ha avuto fasi di espansione e di contrazione durante l'evoluzione
dimostra quanto i cambiamenti delle circostanze ambientali abbiano
influito sul suo sviluppo».
Dobbiamo rinunciare a fantasticare su
strabilianti superpoteri della mente? Niente più telecinesi e telepatia?
Anche se personalmente credo che queste capacità le abbiamo perse nei
secoli e non bisogna conquistarle con la tecnologia. Non lo so ma il
2012 si avvicina, e lo spettro di una catastrofe su scala mondiale
anche, almeno a detta di presunti esperti. Dunque dobbiamo credere che
il futuro dell’Uomo non sia più tra le stelle ma nelle caverne? Ne
riparleremo nei primi mesi del 2012 intanto però sfruttiamo il nostro
cervello più possibile, portiamolo al vero limite, e niente paura non è
mai morto nessuno per troppa intelligenza… almeno fino a oggi.
Massimo Bonasorte
bonasorte@ilportaledelmistero.net
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