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  • di Germano J. Assumma - Repubblica.it - Adnkronos

BAGLIORI E AURORE SISMICHE


Il recente terremoto in Messico ha riportato alla ribalta il fenomeno delle cosiddette “E.Q.L. (Earth Quake Light)” o “luci telluriche”, ben evidenti in alcuni filmati ripresi durante la devastante scossa. Lampi di luce con sfumature variabili tra il bianco, l’azzurro, il viola ed il verde, del tutto simili ai fulmini temporaleschi ma che si verificano anche in assenza di nuvole o perturbazioni.

Questo fenomeno è visibile in assenza di luce solare, quindi rilevabile esclusivamente durante i sismi notturni ma recentemente altri fenomeni legati alla luce stanno attirando l’interesse degli studiosi: i "bagliori prismatici diurni". Momentaneamente catalogati sotto alla medesima voce “EQL”, questi ultimi potrebbero essere generati da ben altri fenomeni (non pochi ricercatori li attribuiscono alle attività del cosiddetto “HAARP”, altri alla fuoriuscita di gas Radon) e rappresentare una fonte interessante di studio per la previsione dei terremoti. Infatti, queste sfumature colorate diurne –a differenza dei lampi che si verificano durante o ridosso della scossa principale- si manifestano in un arco di tempo che varia da alcune ore fino a mesi prima del fenomeno sismico.

In questo articolo abbiamo raccolto alcune analisi pubblicate dal quotidiano La Repubblica e dall’agenzia Adnkronos per comprendere meglio la natura e lo stato degli studi su questi misteriosi fenomeni.

LAMPI DURANTE LE SCOSSE SISMICHE

Piccole luci. Appaiono improvvisamente poco prima dei terremoti ma fino a oggi il motivo scientifico non era stato risolto. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista 'Seismological Research Letters', e condotto dai ricercatori guidati da Robert Thériault, geologo del Ministero delle Risorse Naturali del Quebec in Canada, le luci sismiche, chiamate Eql (EarthQuake Light), sono legate a un rapido accumulo dell'energia intrappolata tra le faglie del sottosuolo.

La terra si muove, e fa scintille di luce. Queste correnti elettriche indotte fluiscono in superficie attraverso fenditure dove, ionizzandosi insieme alle molecole d'aria, generano la luminosità osservata. Per molto tempo le luci sono state considerate un mito. I sismologi hanno accertato la loro esistenza quando sono state fotografate in Giappone a Nagano durante lo sciame sismico di Mitsushiro, tra il 1965 e il 1967.

Messico 2017

Bagliori verdi e viola, simili a quelli di un temporale o di un'aurora boreale hanno squarciato il cielo plumbeo di Città del Messico, durante il terremoto di magnitudo 8.2, illuminando la città a giorno. Un fenomeno insolito, che si è verificato mentre la terra tremava e che, come spiega all'AdnKronos Angelo De Santis dell'Ingv, è in realtà ben conosciuto dalla comunità scientifica. "Sul tema esiste un catalogo cui contribuì anche Mercalli con informazioni sul sisma di Messina del 1908 - sottolinea De Santis -. Pur non essendo un fenomeno comune, sappiamo che si è verificato anche durante il terremoto a L'Aquila, con bagliori più tenui".

La causa del fenomeno, conosciuto come ''Earthquake lights' o 'luci telluriche', tuttavia, non è ancora nota agli scienziati: "Nella comunità scientifica c'è grande dibattito sulle cause - spiega l'esperto - anche perché è un fenomeno difficilmente replicabile in laboratorio, per cui ci si basa sulle conoscenze della fisica e dell'elettromagnetismo di base". Tra le tante teorie prese in considerazione, dice De Santis, ne spiccano due. "La prima - sottolinea - è quella dell'americano Friedmann Freund. A seguito di esperimenti in laboratorio, ha ipotizzato che le luci siano causate da alcune rocce che sottoposte a pressione o dilatazione rilasciano della cariche elettriche".

Tali cariche, sprigionate dalle rocce, interagiscono con atomi dell'atmosfera (in particolare ossigeno e azoto) dando luogo a colorazioni che vanno dal verde al blu. "Spesso anche le nuvole possono essere interessate dal fenomeno - chiosa De Santis -. Si tratta di luci in qualche modo analoghe a quelle delle aurore boreali, anche se queste ultime si verificano a quote molto più alte". La seconda teoria invece, è sostenuta dal russo Sergey Pulinets: "Si suppone che ci sia un rilascio di gas, in particolare di gas radon - rimarca De Santis - ma il modello di Freund è più plausibile, poiché quello descritto da Pulinets tenderebbe a verificarsi diversi giorni prima del terremoto".

Chiaramente, precisa l'esperto, "tutto dipende dalla geologia e dal tipo di faglia che libera cariche e gas. Tanto più è alta la magnitudo quanto più è alta la possibilità che questi fenomeni si verifichino". Anche le condizioni atmosferiche contribuiscono: "A Città del Messico era particolarmente nuvoloso - ricorda De Santis - le nuvole erano basse e c'era sicuramente alta umidità". Le condizioni per vedere un fenomeno simile erano quindi più favorevoli. "Inoltre - aggiunge - il sisma si è verificato di notte. Di giorno un fenomeno simile non sarebbe stato così evidente".

Le luci telluriche o sismiche erano conosciute anche all'epoca di Plinio il Vecchio, nell'89 a.C., che in corrispondenza di un terremoto vicino Modena parlò di "fiamme e fumo che guizzavano al cielo".

ARCOBALENI FUORI LUOGO

Il fenomeno è stato osservato e filmato poi durante il terremoto del Perù del 2007, il terremoto del Sichuan del 2008, e il terremoto del Cile del 2010. Ma anche durante il terremoto dell'Aquila del 2009. Le luci sono iniziate nove mesi prima della scossa principale e proseguite per 5 mesi dopo. Poco prima della grande scossa, alcune persone hanno visto una luce tremolante alta 10 centimetri sopra il lastricato di via Francesco Crispi nel centro della città.

Hanno diverse varietà di forme, le principali sono sfere ferme o fluttuanti nell'aria. L'aspetto è simile a quello di un'aurora boreale, il colore può variare dal bianco all'azzurro ma possono avere un maggiore spettro visibile di colori. La luminosità è visibile per alcuni secondi, si sono avuti casi tuttavia in cui è durata per decine di minuti. I ricercatori hanno esaminato 65 casi di luci correlate con i terremoti a partire dal 1600, l'80 per cento dei quali avevano una magnitudo superiore a 5.0 della scala Richter.

30 mins before the 2008 Sichuan earthquake in China

Ma le luci telluriche potrebbero assumere un valore importante: "Possiamo considerarle come un fenomeno pre-terremoto - ha detto Thériault - e combinando questi dati con altri tipi di parametri che variano poco prima di un sisma, potremo un giorno tentare di prevedere questi eventi che sono così catastrofici per l'uomo". I terremoti restano imprevedibili. Ma i ricercatori hanno comunque assicurato di essere in grado di prevedere quale area della Cina sarà colpita dal prossimo grande sisma. Secondo uno studio pubblicato in 'Seismological Research Letters', la scossa si verificherà lungo un segmento di 60 chilometri sulla faglia di Longmenshan, al confine tra il Tibet e il bacino del Sichuan nel sud-ovest del paese. Per Mian Liu della University of Missouri questa è infatti la zona "più a rischio di essere colpita".

Nell'aprile 2013 circa 200 persone morirono nella provincia di Sichuan per un terremoto di magnitudo 6,6. Nel 2008 uno di magnitudo 8 causò quasi 90 mila tra morti e dispersi.

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