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  • di Claudio Foti

HITLER E IL PULQUE MEXICANO


Non si chiama più Pulque né è certo più quello di un tempo. Oggi in Messico ci sono il neutle, la baba de oso, il tlachicotón, il pulmón, il tlapehue, il resistol, il babuchas, il leche de maguey e il babas dry, tutte bevande che discendono dal vecchio e originale Pulque ma che quello non sono che l’ombra. Eppure il Pulque fu la bibita nazionale messicana fino agli anni cinquanta e gli studi fatti su ciò che ne rimane hanno dimostrato che possedeva delle capacità straordinarie. Capacità che arrivarono alle orecchie dei nazisti.

Il collezionista messicano Javier Gómez Marín, è l’unico a possedere oggi l’altrettanto unico documentario esistente dell’estrazione e del consumo del Pulque chiamato anche 'bebida de los dioses'. Il filmato s’intitola La Produzione del Pulque in Mexico, e fu realizzato nel 1938 dai tedeschi su indicazione di Adolf Hitler.

Il Führer era “interessato nelle qualità del Pulque”, afferma il proprietario del film in bianco e nero che dura appena dodici minuti ed è senza sonoro. Il documentario fu realizzato da un centro cinematografico culturale di Berlino e appena cinque anni fa fu venduto tramite il web per 70 dollari. Il filmato fu realizzato nello stato centrale messicano chiamato Hidalgo e mostra le uniche immagini dell’epoca in cui si vede l’estrazione e consumo della bevanda degli dei.

Il Pulque si ottiene dalla fermentazione dell’aguamiel (acqua-miele o linfa), di alcune specie di piante del genere Agave della famiglia delle Agavaceae—note come maguey, coltivate massicciamente in diverse zone del Messico e dalle quali si ricavano anche le ben più note bevande Mezcal e Tequila. Il Pulque è conosciuto in Messico sin da prima della conquista spagnola. Javier Gómez Marin sostiene che tutti i collezionisti sono concordi nell’affermare che non esistono immagini d’epoca sul Pulque perché nessuno le ha mai filmate, nessuno tranne i nazisti. Si sa, i tedeschi a quell’epoca andavano in tutto il mondo alla ricerca della pietra filosofale e dell’acqua dell’eterna giovinezza, avevano fondato un vero e proprio ‘ministero’ che insieme all’Ahnenerbe organizzava ricerche e viaggi al limite della leggenda. “Purtroppo né all’inizio né al termine della pellicola, che ritrae autentici tlachiqueros che estraggono e producono il Pulque, ci sono i nomi degli operatori né del regista” aggiunge sconsolato il collezionista messicano, “si vede però tutto il processo di estrazione e seccaggio dell’aguamiel, e infine escono i tlachiqueros portando il Pulque in una cittadina,” conclude.

Ma possibile che questo documentario non sia mai circolato? Si scopre così che per quanto strano possa sembrare è davvero così. È come se fosse stato tenuto nascosto per tutto questo tempo, fu infatti proiettato solo due volte in Messico: nel VIII Congreso de Contracultura e nel Primo Congreso del Pulque y el Maguey, nello stato di Hidalgo, lo stato produttore del Pulque, ma sembra sia stato fortunatamente visto e analizzato dagli specialisti del Centro Universitario de Estudios Cinematográficos (CUEC) della UNAM (Università nazionale autonoma del Messico).

Ma a cosa serviva il Pulque e perché Hitler ne era tanto attratto?

Immagino che abbiate tutti notato come quasi tutti i gerarchi nazisti che si sono macchiati di atti immondi abbiano goduto di una vita insospettabilmente e insolitamente lunga, soprattutto per quell’epoca in cui, la vita media era molto più corta di quella odierna. È possibile che Hitler seppe che esperimenti con il Pulque potevano portare a una vita longeva, in fondo le leggende raccolte sostenevano che la bevanda degli dei avesse poteri celestiali. Oltretutto Adolf Hitler era molto attento alla salute e tra le sue abitudini alimentari esotiche il piccione farcito con noci, l’inchiostro dei polpi e i bicchieri di vino con cinque cucchiai di zucchero va annoverato anche il Pulque.

Ai tempi degli Aztechi il Pulque era utilizzato soprattutto dai sacerdoti per fini rituali ed era considerato bevanda sacra per gli effetti estatici ed euforici che essa produceva quando utilizzata in associazione all’aggiunta di alcuni additivi vegetali di carattere psicoattivo. Il Pulque è un termine spagnolo in origine questa bevanda in lingua Nahuatl era chiamata ixtac octli (il liquore bianco) mentre la moderna denominazione sembra derivi da un'alterazione iberica del termine octli poliuhqui, che significa “troppo fermentato”. Come detto questa bevanda era nota fin da prima dell'arrivo degli spagnoli, i messicani la ottenevano dalle foglie di maguey, solo una volta ogni sette o otto anni.

La preparazione del Pulque

Si sa poco o quasi nulla sui metodi originari di estrazione del Pulque, per questo il documentario sembra essere così importante. Non tutte le agave (maguay) sono utili per il Pulque e a seconda di dove nasce la pianta, vista la diversità del terreno si ottiene il Pulque o il Tlachique che è di qualità inferiore. Lo sapeva bene Francisco Hernández (1571-6) che nel suo trattato ne riportò ben 18 specie diverse. La pianta in sé, sempre se si è individuata quella giusta, sembra debba avere almeno 7-10 anni, l’età varia anche in base alla specie e alla modalità di coltivazione, per produrre sufficiente linfa con una concentrazione di zucchero di almeno il 10%.

In sostanza si deve attendere che la pianta abbia raggiunto la maturità sessuale, quando ne emerge un lungo fusto di almeno 6 metri che è pronto a fiorire. A quel punto, quando la parte centrale della pianta diventa verde chiaro e si gonfia si estrae l’aguamiel per produrre il pulque. L’operazione deve essere eseguita da una persona esperta che ben conosce anche i cicli lunari in quanto la linfa deve essere raccolta quando la luna è crescente in quanto composizione e flusso di fuoriuscita dell’aguamiel varia a seconda delle fasi lunari. Si crede che il tlachiquero, termine nahuatl che significa raschiatore di maguey, estraesse la linfa succhiandola e contaminandola con la sua saliva, inducendo così una fermentazione aggiuntiva ma oggi non vi è più certezza di come venisse estratto il Pulque.

L’origine

L’origine del Pulque si intreccia con quella del popolo dei Méxica che, seguendo un sacerdote chiamato Mécitli, scesero dagli attuali stati uniti verso la Valle del Messico. Qui secondo alcune leggende i Méxica fondarono Tenochtitlan. In origine il sacerdote-guida si chiamava coniglio (citli) e quando nacque era stato deposto su una foglia di maguey. Fu grazie al maguey che si irrobustì e fu chiamato appunto Mécitli (metl-maguey e citli-coniglio). Ne la Historia General de las Cosas de Nueva

España del frate francescano Bernardino de Sahagún troviamo anche che Mécitli quando divenne condottiero fu chiamato Méxica (la x sostituì la c), cioè “Maguey-Lepre o La lepre dell’Agave”. Ecco quindi che esiste una complessa relazione simbolico-mitologica fra maguey, pulque e coniglio propria dei Méxica che è presente già agli albori dell’etnostoria della civiltà azteca.

Quando poi il popolo di Méxica raggiunse le terre dei Mixtechi, una donna Mayáhuel scoprì il come estrarre la linfa dal maguey e poco dopo la leggenda dice che un uomo di nome Patécatl scoprì che alcuni germogli e alcune radici delle piante rafforzavano gli effetti del pulque. Il resto del processo produttivo sempre secondo la tradizione fu inventato da altri quattro uomini: Teputzécatl, Quatlapanqui, Tliloa e Papaztactzocaca. Furono loro quindi a elaborare il primo pulque, forse quello che cercava Hitler. Tutti questi personaggi furono in seguito divinizzati e Patécatl fu identificato con lo sposo divino della dea Mayáhuel. Ma a guardar bene la vicenda sembra molto più antica, infatti il Pulque era noto sin dalla più remota antichità anche dagli Otomi della Valle del Mezquital e loro chiamavano la divinità del pulque Yudó.

Sembra che all’origine fu un piccolo roditore a mangiucchiare il tronco di un maguey per suggerne l’aguamiel. Gli Otomi se ne accorsero e scoprirono come produrre il pulque. Anche i resti archeologici sembrano testimoniare che la scoperta del pulque risalga ad almeno il I secolo a.C., inoltre nelle grotte di Tehuacán, nello stato di Puebla, sono stati rinvenuti frammenti di foglie di agave arrostite del 6000 a.C.. Come si vede le storie sull'origine di Pulque sono diverse. Molte hanno riferimenti preispanici altre meno. In ogni caso la leggenda più nota è forse quella che si riferisce alla dea Mayahuel, che ha mostrato il processo di creazione di questa bevanda divina a una giovane donna chiamata Xocitl, il cui mito è stato immortalato in vari codici tra cui il codex Tudela e il codex Borgia.

Il codex Magliabechiano di cui sotto vediamo una raffigurazione del Pulque, è un codice azteco creato a metà del XVI secolo. È formato da un insieme di codici noti complessivamente come gruppo Magliabechiano al suo interno si trovano quindi codex Tudela ed il codex Ixtlilxochitl. Si tratta di un documento religioso di 92 folii in cui sono effigiati elementi cosmologici e religiosi con i classici cicli di 52 anni propri anche dei Maya. Dalle sue pagine emergono anche varie divinità, riti indigeni e religiosi, costumi e credenze cosmologiche. Questa composizione, che è basata su un precedente codice sconosciuto, prende il nome da Antonio Magliabechi, un collezionista di manoscritti del XVII secolo, ed è esposta qui da noi presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, in Italia.

A dir la verità c’era anche una divinità maschile Ometochtli letteralmente ‘due conigli’, il cui nome si riferisce alla data del calendario rituale in cui veniva festeggiato il dio del Pulque, chiamato Centzontochtli ‘quattrocento conigli’, allusione alle molteplici forme che poteva assumere a seconda delle località in cui era venerato. Sin dai tempi remotissimi questa bevanda magica—divina estratta nella regione della Valle de Apan nello Stato di Hidalgo—era considerata contenente potere e forza.

Usi rituali

Era vietato bere il Pulque all’infuori dell’ambito cerimoniale, pena la morte istantanea e pubblica di chi l’aveva bevuto. Al cadavere venivano poi tagliate le mani che erano esposte al mercato per esibirle come monito. Solo le persone anziane potevano bere liberamente il Pulque a queste si aggiungevano i sacerdoti e i guerrieri ma solo nei contesti rituali. Il Codex Mendoza riporta che si poteva bere liberamente solo superati i 70 anni quasi come se fosse in qualche modo più utile ai vecchi che hai giovani. Ma stiamo parlando di una bevanda molto diversa da quella attuale e come abbiamo visto anche molto complicata da estrarre secondo tradizione, fosse questa Atzeca o Otoma o ancora più antica.

Per questo forse è meglio continuare a chiamarla Pulque in quanto il nome originario si è perduto nelle spire del tempo. Spire del tempo che pian piano ingoiarono la fama del Pulque per riemergere solo grazie al minuzioso lavoro di ricerca dei tedeschi. Appena il Führer sentì parlare delle storie riguardo questa bevanda degli dei, nome curiosamente molto simile a quello dato all’idromele di più germaniche origini, ha immediatamente chiesto informazioni alla sua cerchia più vicina, perché credeva che potesse portare infiniti benefici alla sua salute e forse al raggiungimento della pura razza ariana.

Una volta concentrata la sua attenzione su Pulque, Hitler ordinò la realizzazione di un documentario che mostrasse l’intero processo produttivo il più possibile vicino a quei tempi ormai perduti. Pulquebereitung in Mexico questo il titolo del filmato originale che potrebbe essere tradotto come ‘La produzione di pulque in Messico’. Il film è riemerso dalle nebbie del tempo nel 2007, addirittura in due versioni che circolavano all'interno di un Centro Culturale a Berlino.

Si dice che una delle due sia stata realizzata dal direttore di Hitler, Hubert Schonger (1897-1978) anche lui longevo che diresse un altro film sul Messico So ist México, ma altri sottolineano che non ci sono riferimenti su chi abbia girato il documentario. Nessuna versione conosce quindi come va a finire la storia d'amore tra Hitler e la mitica bevanda messicana, purtroppo al momento nessuno sembra essere in possesso dei dettagli necessari. Tuttavia, l'interesse del Führer per la storia culinaria e storica del Messico è un dato di fatto accertato. Il documentario rimane comunque prova dell'ossessione umana di cercare l'immortalità.

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