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  • di Ilaria Bartolotti

GOLAN: ANCORA TRACCE DI UN'ANTICA CULTURA UNIVERSALE


Domenica piovosa questa, e la mia convalescenza forzata mi impedisce di uscire da casa.

Quando non so da dove cominciare o non riesco a mettere in fila i miei pensieri, apro Google Pro e mi lascio trasportare virtualmente in giro per terre più o meno conosciute.

Cosa cerco non lo so mai di preciso, ma spesso mi imbatto in curiosità o scoperte che poi finiscono per catalizzare la mia giornata.. e così ecco cosa ci eravamo persi fino ad oggi…

Circa a 20 km dalla costa est del Mar di Galilea, ecco che il mio occhio viene colpito da un “disegno” sul terreno che mi riporta in terre più conosciute, come quelle della nostra Sardegna e d Etruria.

Ci troviamo fra Israele e la Siria, quindi le foto satellitari sono abbastanza compromesse da una guerra che non lascia spazio a studi, passioni, archeologia ecc, ma devasta ogni cosa, confondendo rovine attuali con quelle millenarie.

Ma qui siamo su di un altipiano, quello del Golan, dove non c’è nulla, se non la natura stessa.

Fiume importante il Sa’ar, che squarcia con una forra lo stesso altipiano, formando cascate che spesso abbiamo incontrato lungo le nostre escursioni. Fiume che divide in due questa parte di altipiano costellato al di qua della forra da innumerevoli Dolmen, alcuni con incisioni che ricordano perfettamente quelle all’interno delle Domus de Janas, e al di la, un circolo di pietre di un diametro di 152 m composto da cinque cerchi concentrici, dove l’onfalos è stato identificato come “la Tomba dei Giganti”.

Datato intorno al 3000a.C è pressochè contemporaneo al più conosciuto Stonhange..

Un bel miscuglio di storia insomma.

La sua particolare costruzione ricorda un labirinto, o anche i cerchi concentrici Atlantidei, ma anche i più ampi Nuraghe che caratterizzano la Sardegna centrale.

Rujm el Hiri è il suo nome in arabo, e il sito è stato catalogato nel 1967 durante una spedizione archeologica condotta da alcuni ricercatori, ma la cosa ancora più interessante è che in Ebraico invece è conosciuto come Gilga Refa’im, dove per Refa’im si intende la tribù dei giganti di cui si parla nella Bibbia.

Sia nella Genesi che nel Deuteronomio ci sono numerosi passi che riportano al mito di questa leggendaria tribù e delle terre da loro abitate, ma al di là di questo, non esistono fonti scritte che parlino della realizzazione di questo sito e del perché del suo nome.

Il dato comune fra gli studiosi è sicuramente il periodo storico, che come abbiamo detto, risale all’epoca del Bronzo, ma malgrado qualcuno si sia avventurato nel mondo delle ipotesi, tali rimangono.

Si è parlato di un popolo nomade che abbia costruito prima i circoli di pietra come calendario stagionale, dato che alcune aperture sono abbastanza allineate con i solstizi, ( ricordo che oggi è impensabile avere un allineamento certo dato la precessione della terra); certo è che per costruire un monumento tale , tanto nomade non doveva essere, e quindi si è pensato ad un sito religioso, e solo in secondo tempo utilizzato come sito funerario.

La “tomba” posta al centro dei cerchi, di forma torreggiante, come appunto i Nuraghe di nostra conoscenza, è certamente postuma alla costruzione circolare di almeno 1000 anni, quindi risalirebbe all’anno 1000 aC, e sinceramente non ho idea del perché si deduca che sia una tomba, dato che all’interno sono stati ritrovati degli elementi votivi e di offerta , ma non dei corpi..

Il Megalitismo è attestato in svariate parti del mondo e nel tempo furono proposte più teorie per dare una spiegazione alla presenza di strutture, anche molto simili tra loro, nello spazio di migliaia di chilometri. Sebbene si possa considerare come teoria valida, il fenomeno “megalitico globale”, che sostiene che i megaliti fossero il prodotto di una singola cultura estesa, malgrado le differenti datazioni, probabile è invece ,che le strutture megalitiche, a seconda della loro forma, rimandassero ad un linguaggio riconosciuto e diffuso su vasta scala territoriale, e che allo stesso tempo fossero il prodotto delle singole comunità locali, le quali avevano le proprie particolarità nel campo funerario e cultuale.

Le comunità che produssero queste strutture volevano comunicare, attraverso le varie forme architettoniche megalitiche elaborate, messaggi diversi, rivolti sia all'interno della comunità che all'esterno; un potente concetto di Metafora non verbale, che ancora oggi ci lascia sbalorditi ...

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