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  • di Germano J. Assumma -

'CAROL OF THE BELLS' NON E' UNA CANZONE DI NATALE


Vi è mai capitato di ascoltare una musica le cui note sembrano far pensare ad altro rispetto al titolo scelto dall’autore? E’ il caso di una delle musiche natalizie più conosciute e diffuse al mondo: CAROL OF THE BELL.

La canzone con una melodia inquietante di quattro note era in origine una canzone popolare ucraina scritta per il Solstizio Invernale , come ha scoperto Anthony Potoczniak, uno studente universitario di antropologia della Rice University, incuriosito dall’andamento altalenante e rituale delle note di questo brano.

Una tipica canzone cristiana, presa di sana pianta da una cantilena rituale pagana, seguendo un modello ormai consolidato di “successione” di culti negli stessi luoghi o con la stessa simbologia talvolta mistificata.

Scritto nel 1916 dal compositore ucraino Mykola Leontovich e intitolato "Shchedryk", la canzone racconta la storia di una rondine che vola in una casa per proclamare l'anno abbondante che la famiglia avrà. Il titolo della canzone deriva dalla parola ucraina "shchedryj", che significa "generoso". Ma lo stesso brano del 1916 sembra sia stato ispirato da sonorità molto più antiche, riferendosi comunque ad un mito pre-Cristiano. Infatti “la rondine è l’ araldo della primavera", come affermato da Potoczniak, riferendosi ad una lontanissima tradizione. I testi originali descrivono la rondine che chiama il padrone di casa e gli parla di tutta la ricchezza che possiede: bestiame sano, denaro e una bella moglie.

Per un concerto di Natale, un direttore di un coro, Oleksander Koshyts commissionò a Leontovich di scrivere una canzone basata su melodie popolari ucraine. Usando le quattro note e i testi popolari originali di una musica di buon auspicio che ritrovò in un'antologia di melodie popolari ucraine, Leontovich creò un lavoro completamente rivisto per il coro: "Shchedryk".

"Pochissime persone si rendono conto che la composizione 'Shchedryk' è stata composta ed eseguita durante un periodo in cui c'era intensa lotta politica e sconvolgimenti sociali in Ucraina", ha detto Potoczniak. Lo stesso direttore del coro che commissionò la canzone, nel 1919 formò il Coro Nazionale Ucraino su incarico di un giovane governo, con lo scopo di promuovere la musica ucraina nei maggiori centri culturali dell'Occidente.

Girando per l'Europa e il Nord e il Sud America, questo coro ha eseguito oltre 1.000 concerti.

Nel 1936, il direttore e arrangiatore corale americano Peter Wilhousky ascoltando il lavoro corale di Leontovich, pensò che la cadenza ricordasse il suono delle campane natalizie; fu così che egli scrisse un nuovo testo per per il suo coro, cercando di trasmettere proprio quell'immagine di festa.

Wilhousky di fatto si appropriò di un copyright grazie al testo ed agli arrangiamenti rielaborati, pubblicando la nuova versione a proprio nome, nonostante il brano fosse già stato diffuso quasi due decenni prima nell'Ucraina sovietica. E’ in questo remake, ora intitolato "Carol of the Bells", che furono aggiunte le strofe con le parole “Merry, Merry, Merry Christmas” ed i riferimenti alle “campane a festa” (caroling).

Le registrazioni americane della canzone in inglese iniziarono ad emergere negli anni '40 da gruppi importanti come Fred Warring e i suoi Pennsylvanians, Roger Wagner Chorale e Phil Spitalny "Hour of Charm All-Girl Orchestra".

Da allora la canzone è diventata una melodia natalizia popolare, in particolare tra i cori per i quali l'arrangiamento soprano-alto-tenore-basso della canzone sembrava ideale.

Nonostante la presenza onnipresente della canzone durante il periodo natalizio in Occidente, "Shchedryk" ancora oggi rimane meno popolare nel suo paese di origine, dove canzoni come questa vengono ancora eseguite alla vigilia del nuovo Anno Giuliano.

Infatti, (a testimonianza del senso opposto alla cultura cristiana), quando Potoczniak dirigeva un piccolo gruppo di carolers dilettanti in Ucraina, gli fu detto che era "fuori luogo" per loro cantare melodie come "Shchedryk" a Natale.

Di seguito una versione remix del brano, contenente riferimenti all'antica tradizione

...ed una molto particolare, il cui video sembra rievocare il senso originale del testo (impossibile non notare le inquadrature al Sole (compreso un volto leonino-solare tra le fronde, all'inizio) e la presenza di sculture raffiguranti antiche divinità rurali, che sembrano silenziosamente osservare la scena): un bellissimo esempio di Paganesimo mascherato da Cristianesimo.

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